9) D'Holbach. L'importanza dell'educazione.

Secondo d'Holbach la natura non fa gli uomini n buoni, n
cattivi, perch li fa come macchine. Nell'uomo tutto  secondo
necessit, comprese le sue passioni. La distinzione fra buono e
cattivo gli viene dall'educazione, che lo rende virtuoso o
vizioso.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo primo, capitolo nono
(pagine 287288).

La natura non fa gli uomini n buoni n cattivi; ne fa solo
macchine pi o meno attive, dinamiche, energiche; d loro corpi,
organi, temperamenti di cui le loro passioni e i loro desideri pi
o meno impetuosi sono conseguenze necessarie. Queste passioni
hanno sempre la felicit per oggetto; di conseguenza, sono
legittime e naturali e non possono essere definite buone o cattive
se non secondo le loro influenze sugli esseri della specie umana.
La natura ci d gambe idonee a sostenerci e necessarie a
trasportarci da un luogo all'altro. Le cure di coloro che ci
allevano, le fortificano e ci abituano a servircene e a farne
buono o cattivo uso. Il braccio che ho ricevuto dalla natura non 
n buono n cattivo:  necessario a un gran numero di azioni nella
vita, ma l'uso di questo braccio diviene una cosa criminale se ho
contratto l'abitudine di servirmene per rubare o per assassinare,
per procurarmi il denaro che fin dall'infanzia ho imparato a
desiderare, che la societ in cui vivo mi rende necessario, ma che
la mia operosit potrebbe farmi ottenere senza nuocere al mio
simile.
Il cuore dell'uomo  un terreno che, secondo la sua natura, 
ugualmente idoneo a produrre rovi o chicchi utili, veleni o frutti
gustosi, in ragione dei semi che vi saranno gettati e della
cultura che gli sar data. Nella nostra infanzia, ci hanno
mostrato gli oggetti che dobbiamo stimare o disprezzare, cercare o
evitare, amare o odiare. Sono i nostri genitori o i nostri maestri
che ci rendono buoni o cattivi, saggi o insensati, studiosi o
svogliati, decisi o volubili e vanitosi. I loro esempi e i loro
discorsi ci modificano per tutta la vita, insegnandoci quali sono
le cose da desiderare o da temere; le desideriamo e ci adoperiamo
ad ottenerle secondo l'energia del nostro temperamento, che decide
sempre della forza delle nostre passioni. E' dunque l'educazione
che, ispirandoci opinioni o idee vere o false, ci d gli impulsi
primitivi, secondo i quali agiamo in modo vantaggioso o nocivo a
noi stessi o agli altri. Nascendo, non portiamo che il bisogno di
conservarci e di rendere la nostra esistenza felice; l'istruzione,
l'esempio, la conversazione, la pratica ci offrono i mezzi reali o
immaginari; l'abitudine ci procura la facilit di impiegarli e ci
unisce fortemente a coloro che giudichiamo i pi idonei a metterci
in possesso degli oggetti che abbiamo imparato a desiderare.
Quando la nostra educazione, gli esempi che ci vengono offerti, i
mezzi che ci vengono forniti, sono approvati dalla ragione, ogni
cosa concorre a renderci virtuosi; l'abitudine fortifica in noi
queste disposizioni e diveniamo membri utili alla societ, alla
quale, come tutto dovrebbe dimostrarci,  necessariamente legato
il nostro benessere duraturo. Se, al contrario, la nostra
educazione, le istituzioni, gli esempi, le opinioni che ci vengono
suggeriti dall'infanzia, ci mostrano la virt come inutile e
contraria e il vizio come utile e favorevole alla nostra felicit,
allora diverremo viziosi e crederemo nostro interesse nuocere ai
nostri simili; seguiremo la corrente comune, rinunzieremo alla
virt, che sar per noi un idolo vano, che non saremo pi tentati
di seguire o di venerare quando esiger che le si immolino gli
oggetti che ci hanno costantemente fatto ritenere i pi preziosi e
desiderabili.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
201-202.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
10) D'Holbach. L'uomo non  libero.

Secondo d'Holbach l'anima non  altro che una serie di funzioni
pi nascoste di altre, ma alcuni l'hanno trasferita in una realt
distinta dal corpo, capace di dominare la natura, libera quindi
dalle cause naturali. Questa illusione sta alla base della
religione.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo primo, capitolo
undicesimo  (pagine 287-288).

Coloro che hanno preteso che l'anima fosse distinta dal corpo,
fosse immateriale, ricavasse le sue idee da se stessa, agisse di
per se stessa senza l'aiuto degli oggetti esterni, in conseguenza
del loro sistema l'hanno affrancata dalle leggi fisiche secondo le
quali tutti gli esseri che conosciamo sono costretti ad agire.
Hanno creduto che l'anima fosse padrona di se stessa, potesse
regolare le proprie operazioni, determinare i suoi voleri con la
propria energia, in una parola hanno preteso che l'uomo fosse
libero.
Abbiamo gi sufficientemente dimostrato come l'anima non fosse che
il corpo considerato relativamente a talune delle sue funzioni pi
nascoste delle altre. Abbiamo mostrato che l'anima, quando anche
la si supponesse immateriale, sarebbe perpetuamente modificata
insieme con il corpo, sottomessa a tutti i suoi movimenti, senza i
quali resterebbe inerte e morta: di conseguenza,  sottomessa
all'influenza delle cause materiali e fisiche che muovono il
corpo, il cui modo di essere, sia abituale che passeggero, dipende
dagli elementi materiali che ne formano il tessuto, ne
costituiscono il temperamento, che entrano in lui attraverso
l'alimentazione, che lo penetrano e lo circondano. Abbiamo
spiegato in maniera puramente fisica e naturale il meccanismo che
costituisce le facolt che si chiamano intellettuali e le qualit
che si dicono morali. Abbiamo dimostrato, da ultimo, che tutte le
nostre idee, i nostri sistemi, le nostre affezioni, le nozioni
vere o false che ci formiamo, si devono ai nostri sensi materiali
e fisici. Cos, l'uomo  un essere fisico: comunque lo si
consideri,  legato alla natura universale e sottomesso alle leggi
necessarie e immutabili che impone a tutti gli esseri che
contiene, secondo l'essenza particolare o le propriet che d loro
senza consultarli. La nostra vita  una linea che la natura ci
ordina di tracciare sulla superficie della terra, senza mai poter
allontanarcene un istante. Nasciamo senza il nostro volere, la
nostra organizzazione non dipende affatto da noi, le nostre idee
ci vengono involontariamente, le nostre abitudini sono in potere
di quelli che ce le fanno contrarre, siamo continuamente
modificati dalle cause, sia visibili che nascoste, che regolano
necessariamente il nostro modo di essere, di pensare e di agire.
Stiamo bene o male, siamo felici o infelici, saggi o insensati,
ragionevoli o irragionevoli, senza che la volont entri in alcun
modo in questi differenti stati. Tuttavia, nonostante i continui
ostacoli di fronte ai quali ci troviamo, si pretende che siamo
liberi o che determiniamo le nostre azioni e il nostro destino
indipendentemente dalle cause che agiscono su di noi.
Per poco fondata che sia questa opinione, dalla quale tutto
dovrebbe disingannarci, passa oggi, nello spirito di un gran
numero di persone, peraltro molto illuminate, per una verit
incontestabile: essa  la base della religione che, presupponendo
rapporti tra l'uomo e l'essere sconosciuto che pone al di sopra
della natura, non ha potuto immaginare che potrebbe meritare o
demeritare di questo essere, se fosse libero nelle sue azioni. Si
 creduto che la societ fosse interessata a questo sistema,
avendo supposto che, se tutte le azioni degli uomini fossero
considerate necessarie, non si sarebbe pi o meno in diritto di
punire quelle che danneggiano i loro associati. Da ultimo, la
vanit umana fece sua, senza dubbio, un'ipotesi che sembrava
distinguere l'uomo da tutti gli altri esseri fisici, attribuendo
alla nostra specie la prerogativa di un'indipendenza totale che,
per poco che si rifletta, avvertiremo impossibile.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
230-231.
